Assemblea antifascista in piazza De Ferrari (31 gennaio 2018)

Intervento svolto da Eros Barone a nome del

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

Compagni! Cittadini! Antifascisti!

   Non vi è bisogno di sottolineare l’importanza politica e il significato simbolico di un’assemblea antifascista che si svolge nella piazza centrale di questa città: la piazza che è passata alla storia per il sollevamento popolare antifascista del 30 giugno 1960. Ancora una volta quella bestia, che fu ricacciata allora nella sua tana, ha rialzato la testa, 73 anni dopo la Liberazione. Domandiamoci allora il perché di questa recrudescenza del neofascismo e del neonazismo ad oltre settant’anni dalla Liberazione.

   Consentitemi di esporre brevemente la risposta che i compagni del CCP, attingendo alla teoria marxista, all’esperienza del proletariato internazionale e alla cronaca degli ultimi anni, dànno a questa domanda cruciale. Ebbene, occorre dire che la catena di episodi a cui stiamo assistendo sul terreno della violenza squadrista è, sì, il frutto amaro di alcuni decenni di revisionismo anti-antifascista e delle retoriche sulla “memoria condivisa”, ma è soprattutto il prodotto delle fasi più avanzate (non di quelle più arretrate) dello sviluppo e della crisi del capitalismo, perché, oggi come non mai, è vero quanto osservava Bertolt Brecht, e cioè che “quel grembo è ancora fecondo” e tale resterà fin quando sussisteranno il modo di produzione capitalistico e l’imperialismo, che lo generano e lo alimentano incessantemente.

   Così, a proposito della catena di episodi che hanno avuto quali protagoniste organizzazioni come Casa Pound, Forza Nuova e Blocco Studentesco è doveroso rilevare che siamo in presenza di una vera e propria  accelerazione della crescita quantitativa e della mobilitazione qualitativa dei gruppi di estrema destra, mobilitazione il cui punto di svolta va individuato in ciò che è successo il 29 aprile 2017, quando un migliaio di persone si sono recate a Milano al Cimitero Maggiore a commemorare i morti repubblichini, autofotografandosi mentre facevano il saluto romano. Quella fu una prova di forza e una sfida. Che vinsero, perché il Tribunale di Milano derubricò il fatto a commemorazione funebre. Occorre inoltre sottolineare che la sovraesposizione mediatica di questi gruppi, in particolare di Casa Pound, non è la causa ma l’effetto della loro crescita, così come i successi, per ora limitati ma significativi, che ottengono quando si presentano, generalmente nelle file del centrodestra e ora anche in modo autonomo, alle elezioni politiche. Né va dimenticato il fatto che La Lega e Fratelli d’Italia non solo forniscono la copertura a queste organizzazioni, ma esprimono posizioni che sui temi del lavoro e dell’immigrazione coincidono con quelle sostenute dai fascisti.

Compagni! Cittadini! Antifascisti!

   Non illudiamoci che l’azione di contrasto alla recrudescenza e all’ascesa del fascismo possa essere delegata a strumenti a doppio taglio come la legge Fiano, poiché nulla può sostituire l’organizzazione, la mobilitazione e l’azione diretta delle forze dell’antifascismo proletario sul territorio, nei quartieri e nei luoghi di lavoro, dovunque il fascismo cerchi di far passare il suo messaggio di asservimento alle classi dominanti con le armi della demagogia, del razzismo e dello sciovinismo. Ecco perché dobbiamo spiegare e dimostrare alle masse popolari con la nostra presenza, con la nostra  parola e con la nostra azione che i fascisti sono falsi amici del popolo e che il cosiddetto “sole nero degli oppressi” è soltanto qualcosa che acceca e che inganna.

   Sennonché il vero scopo delle forze reazionarie che mirano ad archiviare l’antitesi tra fascismo ed antifascismo è quello di liquidare la lotta di classe tra capitale e lavoro salariato. In questo senso, la definizione del fascismo come “il cerchio di ferro che serve a tenere assieme la botte sfasciata del capitalismo”, oltre ad essere una plastica rappresentazione del nesso inscindibile tra le due antitesi, è di un’attualità impressionante se si considera l’incidenza che la crisi economica mondiale esercita sul processo di fascistizzazione delle istituzioni e sulla tendenza verso un autoritarismo sempre più marcato, i cui attributi esteriori non necessariamente sono la svastica e il fascio littorio, ma la cui sostanza è inconfondibile, essendo costituita dall’estensione e dall’intensificazione dello sfruttamento capitalistico, dell’oppressione padronale, del razzismo come strumento delle classi sfruttatrici e della dittatura borghese a tutti i livelli e in tutti i settori della produzione e riproduzione della presente società.

Compagni! Cittadini! Antifascisti!

   Abbiamo bisogno di un antifascismo più attento a quanto accade oggi, meno celebrativo e meno commemorativo. Occorre, dunque, prendere coscienza del fatto che nel capitalismo contemporaneo si sta realizzando un ritorno al fascismo, come ha dimostrato in Ucraina il colpo di Stato reazionario preparato, sostenuto e finanziato dall’imperialismo euro-americano, nel cui contesto è stata consumata dai gruppi neonazisti l’orrenda strage di Odessa. E lo stesso presidente degli USA, Donald Trump, non è forse, per il suo linguaggio sprezzante, per il suo comportamento aggressivo e per le sue tendenze scioviniste e belliciste, un Mussolini a stelle e strisce? Per questi motivi, l’involuzione reazionaria in corso va respinta e sconfitta con una vigorosa mobilitazione di tutte quelle forze, operai impiegati studenti intellettuali precari migranti, che hanno compreso come l’unico modo per bloccare e invertire il processo di fascistizzazione che avanza nella società e nelle stesse istituzioni dello Stato consista nell’attaccare le forze motrici che lo gènerano e lo alimentano incessantemente: il grande capitale industriale e finanziario. E la prospettiva che deve guidare questa mobilitazione non può che essere quella di una società socialista. Come ebbe acutamente e preveggentemente a rilevare in tempi non sospetti, ossia nel 1945, uno storico del fenomeno fascista, Daniel Guérin, «domani le grandi ‘democrazie’ potrebbero riporre con tutta naturalezza l’antifascismo nel magazzino degli attrezzi usati», ragione per cui, «già fin d’ora, questa parola magica, che ha fatto insorgere  i lavoratori contro l’hitlerismo, viene considerata con sospetto e avversata non appena serve a riaggregare tra loro gli avversari del sistema capitalistico».

 

MORTE AL FASCISMO!

 

LOTTA AL CAPITALE PER IL SOCIALISMO!

 

VIVA L’UNITÀ PROLETARIA!